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Errori fatali

| Enzo O. Verzeletti


C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre
Matteo 21, 33-43. - Domenica, 4 ottobre 2020.

Il vangelo di questa domenica è limpido: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.
Si tratta del peccato del mondo, da sempre, del peccato per antonomasia.

Fin dalla Genesi, l’uomo comincia - e finisce - per fallire l’obiettivo principale: se c’è un albero della vita e un altro albero del bene e del male, l’uomo e la donna, decidendo di dar retta a un serpente, scelgono l’albero sbagliato, convincendosi solo così, di poter godere pienamente e perfettamente della propria libertà.
Adamo ed Eva, secondo le Scritture, si trovavano all’inizio in una situazione assai favorevole, ma giudicando in maniera un po’ ristretta la figura del loro Creatore, si convinsero di poter scegliere e controllare il loro avvenire per il meglio. I due non potevano in alcun modo accettare di essere stati creati per condividere con Dio la meraviglia di tutta la creazione e, in base a pensieri insinuati nella loro mente da un uno strisciante consigliere, rivendicarono - e continuano a farlo - il diritto di installarsi nella propria autocrazia. Si illudevano - e si illudono - di poter conoscere autonomamente cosa era bene per loro e cosa no.
Passiamo ai loro eredi: Abele pasceva il bestiame, conduceva la sua attività senza incertezze riguardo al futuro, non aveva debiti e non vantava crediti.
Caino coltivava la terra con le stesse modalità, ma a causa di una fortissima invidia, perfezionò il fallimento dei genitori, uccidendo il fratello.
A seguire, in tutta la Bibbia, vediamo gli eredi di Dio rapiti, colpiti, uccisi e lapidati dalle stesse persone che avevano ricevuto la vite in affidamento: i vignaioli.
Il padrone della vigna, ad un certo punto, manda proprio Suo Figlio, pensando che ascoltandone le ragioni, i vignaioli si sarebbero convinti di avere già tutto il necessario per la vita: vigna, frantoio, siepe, torre …(cfr. Isaia, capitolo 5).

A tutt’oggi gli uomini e le donne, nel loro insieme, continuano a fallire l’obiettivo fondamentale; il mondo continua ad avere la ferma intenzione di non condividere i frutti della terra, nella convinzione - ciascuno per proprio conto - di doverla e saperla sfruttare nel migliore dei modi e, in definitiva, di esserne padroni.
Qui sta il peccato del mondo, il suo fallimento, l’errore testardo: errare da soli, cercando di dominare e controllare, invece di condividere e cooperare. Come dire che l’avidità ottusa ha sempre la meglio - apparentemente. Dunque: vendemmie di sangue, ubriacature di potere che trasformano vite e grappoli in rovi e spine per tutti.
Il Figlio, la pietra rigettata dai costruttori di imperi, diventa però la pietra angolare; nel mondo è stato seminato un dubbio sulla correttezza della scelta iniziale, un dubbio che perdura. La pietra d’angolo scartata si fa ostacolo lungo i fallimenti dei vignaioli, e pietra d’inciampo per gli insinuanti maestri di chimere.
Coloro che pensavano ci fosse un’eredità sulla quale mettere le mani, si fanno sfuggire il meglio per un errore di lettura della realtà, per una scelta errata di fondo: se i genitori hanno sbagliato albero, i figli raccolgono il frutto peggiore. Viviamo infatti sui debiti che pagheranno i nostri figli; è vero in tutti settori della realtà, i temi attuali di economia e di ecologia rendono manifesto in modo materiale e concreto, drammaticamente questo.
Che cosa manifestano questi temi?
Lo stesso ritornello: “Venite, uccidiamolo”.
La rete di complicità nelle mafie, nello sfruttamento e nel traffico di esseri umani, nell'accaparramento miope delle risorse del pianeta, nei commerci di armi e di droga: tutto questo ha il significato di continuare a ripetere quell’invito, che già ora porta nell’inferno dell’ingiustizia, delle guerre, delle faide, della criminalità, della miseria, e alla croce dei più deboli.

In questa drammatica apparente necessità dell’errore, del fallimento nella condivisione dei frutti della creazione e quindi del rispetto per il prossimo, rimane la Parola, eternamente presente.
La terra con tutti i suoi abitanti si agita, e tuttavia vi sono colonne rese stabili; mi torna alla mente il versetto del Salmo 76: l'uomo colpito dal tuo furore ti dà gloria, gli scampati dall’ira ti fanno festa.
Questo vangelo è cristallino e la storia continua …
È urgente capire e sentire che la vendemmia di giustizia e di pace è possibile solo a fronte di un deciso cambiamento di rotta nella direzione della cura del creato: dell’ambiente, degli altri e di se stessi.
Troppo difficile da capire? O da realizzare in concreto? Vogliamo continuare a sbagliare albero e a dare retta a chi striscia?

NB. In copertina, "L'uccisione di Abele", Jacopo Tintoretto, 1551/52.