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Il bue e l'asino

| Enzo O. Verzeletti


Se l’iperbole può essere un buon modo
per portare alle estreme conseguenze un ragionamento sbagliato,

ribaltarne la logica può inaugurare una trasformazione del punto di vista.

L’occhio per occhio, dente per dente introduceva nel mondo arcaico una qualche idea di giustizia, anche se oggi ci può apparire insoddisfacente. Presto venne sostituito dalla riparazione o dalla compensazione: non più occhio per occhio, dente per dente, ma il valore dell'occhio per un occhio, il valore del dente per un dente.
Come si misura questo valore?
Nella Mishnà, un libro di tradizione ebraica, cinque obblighi ricadono su chi ferisce il suo vicino: deve riparare il danno fisico, il dolore, le cure mediche, l’interruzione del lavoro, il pregiudizio morale, cioè la vergogna e l’umiliazione causate.

Il discorso di Gesù in Mt 5,38-48 va molto oltre tutto questo:

Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”.

Non prende l’avvio né dalla punizione, né dal risarcimento e neanche dalla riparazione, prende le mosse dall’azione risolutrice di colui che è offeso.
All’occhio per occhio, dente per dente Gesù oppone un autocontrollo che erroneamente prendiamo per passività.
Offrire l'altra guancia richiede coraggio e forza morale.

“A chi ti porta in giudizio per toglierti la tunica, offri anche il mantello.”
Quindi: essere pienamente disponibili e generosi con chiunque richieda disponibilità e generosità.

E come si fa?
Noi? Che lavoriamo tanto, abbiamo tanto da fare e siamo così impegnati in compiti di responsabilità?
Il Cristo ce lo chiede, perchè si fida: conosce la nostra possibilità di amare proprio il nostro nemico, di pregare proprio per lui.

Cosa significa “amare”? Cosa significa “nemico”?
Se si tratta di non fare nulla contro chi ci ha fatto del male, di non desiderare il suo male come nell’espressione "Non lo augurerei al mio peggior nemico" e di affidarci a Dio quando non possiamo perdonarlo con tutto il cuore, fin qui, per quanto complicato, riusciamo ad arrivare.
Ma amare il mio nemico non è un po’ troppo? Questo rovesciamento di logica non è chiedere qualcosa che va oltre la capacità umana?

La sfida è sempre nella misura dell'amore che Dio ha per tutti noi, questo significa che all’amore non è posto un limite e quando nel Padre Nostro chiediamo che ci siano rimessi i debiti nella misura in cui li rimettiamo ai nostri debitori, siamo noi stessi con il nostro agire quotidiano a delimitare il nostro personale grado di esposizione all’amore, da accogliere e da dare.
Spesso questa capacità di esposizione è in relazione alla misura di ciò che ciascuno di noi ha sofferto o non ha sofferto.

Nel Libro di Isaia è scritto chiaramente che “Il bue conosce il proprietario e l'asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende.”[1]

Nel Libro dei Numeri è anche narrato un interessante racconto a proposito di un’asina che vedeva così bene quello che il suo padrone era incapace di vedere, da reagire istintivamente per metterlo in salvo, anche a costo di essere percossa senza pietà proprio dal cieco proprietario.[2]

Buoi ed asini sono forse i piccoli e gli ultimi della storia, quelli che prendono gli schiaffi, spesso al posto di altri, ma ad un altro livello rappresentano anche la nostra capacità di sopportazione e la nostra energia vitale insieme alla nostra ignoranza spirituale e la nostra ostinazione insieme a tutte le nostre debolezze. Nonostante questo, buoi e asini hanno la capacità d’intuire e scorgere la verità, proprio nei momenti di maggiore debolezza. Siamo tutti così: anche il peggiore degli asini.

Nel Libro dell'Esodo è scritto molto semplicemente: “Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre. Quando vedrai l'asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo.[3]

E allora, grazie al bue e all’asino, quando si fanno artigiani di pace tra gli uomini.

…Il bue e l’asino…
Quand’è che li avete visti l’ultima volta insieme?

 

[1] Is 1,3.

[2] Cfr. Num 22.

[3] Es 23,4-5.