
Il bicchiere d'acqua
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.
Matteo 10,37-42 - Domenica 28 giugno 2020.
Il discorso è semplice, anche le parole: non possiamo sfuggire, provando a spiritualizzare e quindi ad addolcire un messaggio che suona molto duro alle nostre orecchie.
Vorremmo dimenticare che Gesù non è il pacifista a tutti i costi, che oggi vorremmo fosse: parla in modo netto, forse per qualcuno inquietante; preferiremmo non sentire.
Sta prendendo in considerazione le opposizioni alla sua missione, a volte opposizioni radicali e perfino pericolose - se ricordiamo la croce.
Il Maestro non vuole coprire le manifestazioni di ostilità con un velo o mettere la maschera alla ruvidezza delle situazioni. Gli accomodamenti hanno dei limiti.
Si può sempre transigere su tutto?
C’è una pace che è spesso solo un simulacro e talvolta persino tradimento.
Ma quali sono queste opposizioni alla missione?
Certo, qui non c'è predicazione masochista che si possa confondere con la fede cristiana; la sofferenza non va cercata per se stessa, non ha valore di riscatto.
Inoltre, non si tratta di vivere tra padre e figlio, madre e figlia, nella famiglia o tra membri della stessa comunità, biasimandosi reciprocamente, in nome di un'orgogliosa severità, mascherata da insipido moralismo.
Si tratta di seguire Gesù, seguire lui al posto delle inclinazioni naturali, degli affetti, degli interessi, delle ambizioni, dei sogni o anche dei nostri personali incubi o paure.
Seguirlo, al posto di tutto questo, perché riguarda la nostra opzione fondamentale: lui, piuttosto che una esistenza da aggiustare a nostro favore.
È inutile nascondere la testa sotto la sabbia: il testo dice che seguire Gesù ha sempre delle conseguenze; e questo suscita, nella vita del discepolo come in quella del Maestro, una violenta ostilità e può persino portare ad affrontare la morte.
Chi lo sta facendo oggi? Tu? Io? La risposta, se è onesta, arriva subito: no! Noi no.
È una risposta troppo rapida.
La domanda è molto seria, deve essere attentamente considerata: nessuno?
No! Conosciamo donne e uomini che hanno seguito Cristo fino in fondo; la storia del cristianesimo conserva con pietà e gratitudine il ricordo dei santi e dei martiri, non solo quelli del calendario o delle canonizzazioni, non solo quelli di un lontano passato.
È sufficiente guardare la storia umana: ci sono state, ci sono anche oggi, persone che, senza dirlo, oppure dicendolo chiaramente, hanno voluto seguire Gesù senza considerare le conseguenze, credendo che non ci fosse modo migliore di vivere o morire. E basta.
Chiamiamoli “testimoni”: esempi rari, vite insolite, straordinarie e talvolta famose per questo. Sono pochi, è vero, ma nella carovana della vita sono i portatori di torce nelle nostre notti buie.
Dietro di loro c'è una folla di persone anonime, meno eclatanti, forse meno audaci, più timide.
A volte esitano a fare un passo, eppure vedono dove splende la luce, sanno dove andare, dicono persino, e sussurrano piano, che è lì che vogliono andare.
Questa folla siamo noi. A noi, la Bibbia dice, quando vogliamo ascoltarla, che Dio c’è;
a noi amici e fratelli offrono, quando guardiamo da vicino, esempi di fedeltà, obbedienza e fede. Noi, durante la nostra esistenza, abbiamo avuto esperienze che ci hanno fatto scoprire una piccola parte del potere del Vangelo.
Oggi, qui, non rischiamo la vita, affermando la fede, ma siamo sempre inviati, come lo erano i discepoli; non c’è letteralmente da scacciare demoni o risuscitare i morti, ma c’è da amare e sostenere molte persone: parenti, amici, conoscenti e perfino estranei…
E allora un rischio c’è sempre: quanto e quale tempo siamo disposti a dare a queste persone? Anche oggi dare tutto il proprio tempo a qualcuno è sempre possibile e sarebbe il nostro modo di "dare la vita".
Non c’è altro tempo, un’altra volta, domani, quando sarò meno impegnato, se vogliamo essere degni.
Non sappiamo sempre come camminare, quali passi muovere, ma vediamo la luce.
Brilla nella nostra notte.
E se “un bicchiere d’acqua fresca” potesse ancora scacciare un demone o addirittura risuscitare un morto?
