
Incontro con i maestri
Gesù porta con sé, su un’alta montagna, tre dei suoi discepoli.
Sorprende ce ne siano solo tre, forse anche qui Gesù agisce come un vero maestro: sa graduare il suo insegnamento. Ci sono allievi che hanno bisogno o che possono vedere e ascoltare cose più rapidamente, altri le scopriranno in seguito. Non si tratta di meriti o demeriti, per ognuno c’è – anche in questo preciso momento - il tempo di cui ha bisogno. Non ci sono graduatorie di merito o gite premio in montagna per i più bravi o carbone e bocciature per chi non è ancora pronto per capire e per vedere.
Resta il fatto che anche nel Vangelo di Marco, Gesù sceglie ancora gli stessi tre discepoli per averli con sè quando risuscita la figlia di Giairo.[1]
Ora, sulla montagna, ci sono altre persone: Mosè ed Elia, due persone belle, due uomini “famosi” per aver beneficiato di esperienze vicine alla trasfigurazione.
Mosè, dopo aver frequentato Dio, ha assunto un volto radioso,[2] così radioso, da doversi presentare velato - San Paolo riprenderà quest’immagine e dirà che per chi segue Cristo questo velo sarà rimosso.[3]
Elia invece fu rapito su un carro di fuoco, apparentemente senza conoscere la morte.[4] Prima di allora aveva vissuto, come Mosè, un incontro sorprendente con Dio sull’Horeb,[5] e poi maneggiò il fuoco del cielo per tutta la vita.[6]" A suo riguardo dice il Siracide: “Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco; e la sua parola bruciava come fiaccola.”[7]
Due personalità piene di luce e di fuoco sono oggi con Gesù trasfigurato.
Ma Mosè ed Elia hanno un altro tratto in comune tra loro, e con Gesù. Una somiglianza forse poco messa in rilievo: ognuno di loro era il maestro di un discepolo, cui trasmettere la propria missione. Mosè istruì Giosuè perché continuasse il compito di accompagnare il popolo verso la Terra Promessa.[8]
Elia, su richiesta di Dio, reclutò Eliseo e lo unse - cosa insolita per un profeta - per continuare il suo ministero.[9] Giosuè, pur non avendo la radiosità di Mosè, tuttavia lungo il cammino fu capace di fermare il sole per quasi un giorno,[10] il che non è male neanche come esperienza numinosa.
Per quanto riguarda Eliseo, non fu portato in cielo nel fuoco, ma le sue ossa, al solo contatto, riportarono in vita un morto.[11]
Il vero maestro della Bibbia è dunque colui che insegna ad attraversare un confine, a valicarlo, a condurre, a guidare verso l’esperienza di Dio.
Giosuè attraversa il confine del Giordano per far entrare nella Terra Promessa, Eliseo attraversa il confine della morte per dare vita ai morti.
Entrambi hanno attraversato i confini del tempo per essere in questo giorno con Gesù.
Se Gesù porta con sé tre discepoli, è per insegnare, per rivelare, attraverso la sua trasfigurazione, la vita di Dio che abita in lui: un giorno potrebbe manifestarsi anche in loro, se sono veramente discepoli. Spetta a loro manifestare la loro carne glorificata a coloro che riceveranno il mistero, ma anche spetta a loro saper riconoscere la carne trasfigurata che si rivela ad occhi che sanno vedere. Gesù non sta dimostrando di essere il capo, giocando con loro il grande gioco per imporglielo e imporsi. Gesù rivela la sua natura e la nostra: figli dello stesso Padre, abbeverati alla stessa fonte di gloria. Parla con Elia e Mosè come con dei "colleghi" che, prima di Lui - e, misteriosamente, tramite Lui - hanno condiviso questa gloria nel cuore della loro carne fallibile e delle loro vite minacciate, attingendo da questa esperienza un insegnamento trasmissibile.
La trasfigurazione è quindi un momento pedagogico: vale la pena essere discepoli, prendendosi il tempo di accompagnare - seguire - il maestro per diventare ciò che si è.
Eliseo è il primo discepolo nella Bibbia di cui si dice che "cammina dietro", cioè che “segue” il suo maestro,[12] e un giorno contemplerà Elia rapito nella gloria.[13] Elia stesso aveva annunciato ad Eliseo che, come discepolo, avrebbe avuto una parte doppia del suo spirito, se avesse potuto vedere il maestro salire al cielo sul carro di fuoco.
Questi due momenti, prima il seguire e poi il contemplare, avevano già segnato l'esperienza di Mosè. Quest'ultimo aveva chiesto a Dio di poter vedere la sua gloria, ma Dio aveva risposto che il suo Volto non poteva essere visto da un essere umano, e infatti Mosè vedrà Dio solo da dietro;[14] tuttavia, poco prima, era stato detto che il Signore aveva parlato faccia a faccia con Mosè, come si parla tre due amici,[15] tanto che il volto di Mosè si era irradiato dopo essersi avvicinato al volto di Dio. Nella lunga esperienza di Mosè con Dio, i due momenti sono contigui: Mosè non riesce a vedere il volto di Dio, ma si trova comunque davanti ad esso e si trasforma al punto da riverberare la sua luce.
Nel nostro Vangelo, Gesù esorta Pietro a "camminare dietro" di lui (Matteo 16, 23); poi, una volta rimesso Pietro al suo posto – cioè al posto di colui che segue - arriva il momento in cui tutti e tre i discepoli possono contemplare il volto luminoso del maestro. Di quest’esperienza fondante, Pietro ha parlato esplicitamente in una delle sue lettere, descrivendola come “una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori".[16] Riferire la trasfigurazione è quindi per Pietro annunciare ai suoi lettori che anche loro parteciperanno di questa "illuminazione".
Queste esperienze con Dio delineano un'intera storia che non è quella dei fatti normalmente repertoriati. Tuttavia, il loro radicamento nella carne le rende tangibili e da essa ricavano la loro autenticità.
Se anche noi permettiamo a noi stessi di essere raggiunti da questa gloria luminosa, questo sarà quello che darà, alla nostra generazione, la veridicità storica della trasfigurazione e la possibilità della trasmissione.
“Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto. Il Signore è lo Spirito e dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore.”[17]
[1] Mc 5,37.
[2] Es 34,29-35.
[3] Cfr 2 Cor,3.
[4] 2 Re 2,11-13.
[5] 1 Re 19.
[6] 1 Re 18,38-39; 2 Re 1,9-14.
[7] Sir 48,1.
[8] Cfr in particolare Gs 3-5.
[9] 1 Re 19,16-21.
[10] Gs 10,12-14.
[11] 2 Re 13,20-21.
[12] 1 Re 19,21.
[13] 2 Re 2,12.
[14] Es 33,18-23.
[15] Es 33,11.
[16] 2 Pt 1,19.
[17] 2 Cor 3,15-18.

