
Incontri decisivi
Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo
Marco 1,7-11 - Domenica, 10 gennaio 2021 - Anno B.
Se Gesù avesse trent’anni oggi, lo avrebbero intervistato in un talk show, probabilmente gli avrebbero posto domande sulla sua visione del mondo, sulle sue esperienze e sui suoi poteri miracolosi… su cosa pensa di quello che accade...
Sarebbe una trasmissione molto seguita, e tanto social, ne sono certo.
Come giornalista gli chiederei prima di tutto, cosa lo ha spinto un giorno a lasciare la sua famiglia e il lavoro da falegname per diventare un predicatore itinerante.
Per la verità il mio interesse per l'argomento non è propriamente giornalistico, ma deriva dal desiderio di conoscere per quali vie e, forse, con quale gradualità l’uomo Gesù ha maturato la consapevolezza di essere il Cristo, e che i suoi seguaci dovessero poi annunciarlo nel tempo e nello spazio. Non è domanda da poco: se siamo qui, bisognerà trovare una risposta possibile.
Sappiamo che già a 12 anni Gesù trova ovvio occuparsi delle cose del “Padre suo”, ma il racconto di Marco sul battesimo di Gesù mette in luce il ruolo del Battista, poco prima dell’inizio della predicazione.
Giovanni, il cugino di Gesù, aveva innescato un movimento spirituale di rinnovamento e conversione e il Nazareno va, come molti altri, a farsi battezzare da lui sulle rive del Giordano.
Marco, però, sottolinea che Giovanni, ancor prima d’incontrare Gesù, sa di non essere “il più grande”, che qualcuno sta per giungere, assai più grande di lui. Il motivo di questa superiorità spirituale sta nel fatto che costui battezzerà non con l’acqua, ma con lo spirito.
Negli anni 60 o 70 (d.C., non quelli del secolo scorso!), era chiaro ai cristiani che non c'era comune misura tra i cambiamenti operati nel mondo da Giovanni e quelli operati da Gesù.
La maniera usata per riassumere il momento decisivo della chiamata di Gesù alla predicazione, comporta una descrizione al contempo semplice e fuorviante: il cielo si apre, lo Spirito scende sul Nazareno e una voce ben distinguibile - che non appartiene ad alcuno dei presenti, ma viene dal cielo, pronuncia parole dal significato inequivocabile: Gesù è il prediletto dal Padre, colui che è follemente amato, da prima, da sempre, dall’eternità.
Ho notato spesso che le esperienze spirituali autentiche sono semplici: una parola s’impone nella mente e in quel luogo, una convinzione diventa improvvisamente evidente proprio in quel momento. Ciò che confonde è il modo di raccontarle. Se quel tipo di esperienza non la si è mai avuta, capisco bene che è quasi impossibile sentirne parlare senza sentirsi anche traditi dalle immagini, che innescano dubbio o franco rifiuto.
Personalmente accetto il modo del racconto di Marco; anzi, l’irruzione dello Spirito nella coscienza, dopo una lunga e silente attesa, può benissimo essere resa con l’immagine dei cieli che si spalancano come fossero la maestosa porta di un luogo fino ad allora solo supposto. Accetto che si voglia rappresentare la rapidità della forza spirituale alla maniera di un uccello viaggiatore, la colomba, già immagine dell'amore di Dio per il suo popolo al versetto 19 del Salmo 74, e la tenerezza umana ispirata dall’amore di Dio, come nel Cantico dei cantici 2,14.
Accetto che si utilizzi il Salmo 2, solitamente intonato in Israele durante le cerimonie di intronizzazione dei re nelle loro nuove funzioni, adoperato in seguito per descrivere il Messia. Tutto questo esprime, significa e testimonia la convinzione di Gesù di essere profondamente amato dal Padre e chiamato ad un compito, ad una missione, destinata ad annunciare che ogni uomo è oggetto dello stesso amore, proveniente dalla stessa fonte.
L'incontro con Giovanni deve essere stato un momento decisivo per Gesù, determinante, entrambi lo sanno, entrambi ne sono coscienti. Qui forse sta il punto: abbiamo sempre bisogno di un altro che ne sia cosciente per se stesso e per l’altro.
Ma, mi dico, questo incontro può aver luogo senza un cuore affamato di assoluto, senza uno spirito alla ricerca … senza … i lunghi anni trascorsi in Galilea?
Gesù è presentato come più grande di Giovanni, eppure queste parole assumono una forza diversa quando osservo che la sua missione, lanciata con Giovanni Battista, porterà ad una situazione così nuova da richiedere una rottura con le forme giudicate inessenziali del fariseismo.
Nella liturgia di oggi, la storia finisce qui. Ma trovo molto istruttivo che Marco, così interessato al Maestro-uomo d'azione, lo presenti poco dopo nella solitudine del deserto, come a fare il punto della situazione, dopo l'esperienza del battesimo, ma in un contesto assai diverso, dentro il confronto con le diverse forze oscure, le tentazioni provenienti da Satana. Queste lacerano, ma non disintegrano, al contrario il battesimo nello spirito ammansisce le bestie selvagge e propizia il servizio reso dagli angeli. Ecco cosa succede, quando si accetta questa lotta.
La liturgia ci offre questo meraviglioso racconto del battesimo di Gesù, poco dopo la celebrazione della sua nascita, ma il fulcro della narrazione non è tanto il battesimo, quanto piuttosto l’esperienza della chiamata ad una missione.
Rivedo la mia situazione, la mia storia personale: sono stato battezzato pochi giorni dopo la mia nascita, ma non è stato quel battesimo ad essere decisivo nella mia vita; sono state decisive tutte le persone che mi hanno aiutato a sentirmi sinceramente accolto, amato e mi hanno regalato il gusto di aiutare altri - sulla mia strada - a nascere a se stessi, anche se in seguito ho dovuto vivere ancora dolorose rotture, partenze, ripartenze e nuovi cominciamenti…
Posso parlare di una forza dentro di me, sì, di una “chiamata a seguire Gesù”, ma ne prendo coscienza ogni giorno in una maniera nuova, forse l’unico modo di vivere autenticamente il mio battesimo.
Occorre, credo, imparare a vivere all’ascolto di ciò che si è, ricordando i momenti decisivi della propria vita, che sono sempre momenti d’incontro con qualcun altro.
NB. In copertina "Il battesimo di Gesù", Paolodi Caliari, il Veronese

