Le espressioni usate da Gesù per dirci chi è ci risultano familiari.
Alcune sono chiare e immediatamente comprensibili: io sono la via, io sono la vite ...
Altre sono più astratte: io sono la verità, la vita ...
Altre ancora sono delicate: io sono il buon – bel – pastore ...
Quella di oggi, Io sono la porta, è concreta, semplice…
E mi sorprende.
La Pasqua – come la porta – è un passaggio, anzi è IL passaggio: l’attraversamento di una condizione che sembrava impossibile superare; l’immagine simbolica di questo evento è l'uscita inaspettata da una situazione di schiavitù verso una terra promessa dove scorre latte e miele.
Ho ardentemente desiderato mangiare questa Pasqua con voi (Lc 22,15) – dice Gesù ai suoi discepoli.
Gesù ha desiderato mangiare la Pasqua con i suoi discepoli.
Cosa può voler dire mangiare IL passaggio, se non assorbire la traversata, ingoiare la frontiera? L’attraversamento non si può evitare, ed è proprio in questo passaggio che il Cristo si fa porta.
Come?
Assorbendo la maledizione, aspirando la colpa, assimilando il peccato. È così che distrugge tutto il male: con la Sua morte. Egli compie così l’opera, la completa, la “porta a compimento”, consumando il male; attraversa tutti i mali, affinché altri uomini possano attraversarli con lui, dietro di lui. Egli cammina alla loro testa.
Seguire le sue orme significa diventare capaci di trionfare sulle nostre schiavitù e ottenere la libertà, per saltare dalla distruzione alla vita.
Se qualcuno viene attraverso di me, sarà salvo – dice Gesù.
Il vicolo cieco della morte diventa una porta: il vicolo cieco del nulla si trasforma in apertura; la tomba non è più occupata, rimane vuota. Il passaggio è definitivo, perché in quel momento il cielo attraversa la terra. Non viceversa.
Il Cristo trasforma e supera l’antica Pasqua ebraica; Egli consuma, bruciandolo come sterpaglia, tutto il male del mondo, perchè l’ha già preso su di sé, l’ha già subito – compiutamente -attraverso il supplizio della croce.
Ecco perché se uno entra attraverso di Lui, sarà salvo.
Lui, la porta, ci fa liberi, ciascuno, di entrare e uscire: Gesù non è il portiere o il guardiano, non è la serratura. Non è la chiave. È la porta. E la porta è senza potere: non decide chi passa. Si lascia attraversare.
Io sono venuto perché [le pecore] abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Non c'è altra porta. Non ci sono altri, nessun altro. Né la Vergine Maria, né l'apostolo Pietro, e neppure i suoi successori. Non c’è altra porta: né un'istituzione è porta, né un sacramento può essere porta: solo il Cristo.
Con Lui attraversiamo l'invalicabile, per andare verso la sorgente della vita.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca;
mi guida per il giusto cammino. Su pascoli erbosi mi fa riposare (Salmo 22).