
Il Difensore
“Io pregherò il Padre
ed egli vi darà un altro Paraclito
perché rimanga con voi per sempre."
Gv 14, 15-21: domenica 17 maggio.
Gesù è il primo Paraclito; un altro Paraclito è promesso, dopo di Lui.
Un altro che sarà come Gesù e sarà presso coloro che lo amano: con loro e in loro, non li abbandonerà e non li lascerà orfani.
È una promessa: una promessa che ci riguarda.
Forse abbiamo difficoltà a considerarla tale, perché non capiamo cosa sia il Paraclito.
In tante traduzioni, si trova la parola “Consolatore”, in altre “Difensore”.
Nel Vangelo di Giovanni, cinque parole definiscono il ruolo del Paraclito:
assicura la presenza dell’Assente, ovunque e sempre (14,16-17); ha una funzione "memoria" e "interpretazione" (14,25-26); assiste i credenti nel loro ruolo di testimoni (15,26-27); ha una funzione “giudizio” (16,8-11); ha un ruolo centrale nel compimento della verità (16,13-15).
In effetti il termine Paraclito può risultare poco comprensibile, perché è una semplice traslitterazione, non una traduzione, del corrispondente termine greco, che potremmo rendere con “Colui che è chiamato presso qualcuno”; tradotto in latino diventa "advocatus", in italiano, “avvocato”, in ultima analisi colui che è chiamato per stare al fianco, per difendere.
Il solo significato legale è naturalmente riduttivo: il Paraclito è anche colui che assiste, consola, sostiene nelle prove. Il significato è molto ampio e forse anche per questa ragione le Bibbie moderne si astengono dalla traduzione.
Tuttavia, il significato in ambito legale può esserci d’aiuto per migliorare la comprensione delle nostre esperienze di vita.
Può succedere di sentirsi accusati, di vivere esposti agli occhi degli altri come in una prova permanente. Accade anche di assuefarsi alla convivenza con una “cattiva” coscienza, per non aver raggiunto obiettivi prefissati. Succede, accade.
Gesù annuncia che lo Spirito promesso sarà l’avvocato interiore, l’avvocato contro ogni accusa.
L’apostolo Paolo usa la stessa immagine (Rm 8): “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Chi accuserà gli eletti di Dio? Chi condannerà?”
“Dio giustifica”: assicura la difesa. Qualunque sia la nostra situazione, c’è “un avvocato” assai particolare su cui contare.
La comunità di Giovanni attraversava la persecuzione: qui il “mondo” intenta la causa, accusa, porta in giudizio; i discepoli subiscono la stessa persecuzione del Maestro, nel processo che il mondo istruisce accusandoli di essere eretici, sacrileghi, sobillatori di animi, ribelli, la promessa del Paraclito è al contempo sostegno essenziale e certezza della difesa.
Il testo parla a tutti coloro che sono perseguitati.
Parla anche a noi, che non siamo perseguitati?
Sì. Può aiutare ad essere più audaci nel testimoniare la speranza di fronte all’indifferenza circostante.
Un intero catechismo ha insegnato che “la voce divina è la coscienza”, peccato che per molti fosse solo una “voce accusatrice”. Molti cristiani hanno vissuto e vivono sentendosi costantemente sul banco degli imputati. Forse vale la pena ricordare che “l’accusatore”, nel testo ebraico del vecchio testamento, è Satana.
Il Paraclito - l'Avvocato - è invece l’anti-Satana, colui che, non scalfito da alcuna voce accusatoria, difende e solleva.
Il Paraclito è anche chiamato “Spirito della verità”, è Colui che ricorda la verità ultima che evidentemente non risiede nei nostri successi o fallimenti, realizzazioni pratiche o teoriche, colpe o meriti. La nostra verità essenziale consiste nell’essere figli di Dio.
Quando la cattiva coscienza continua a opprimere, a volte anche dopo e nonostante il perdono divino, può succedere di riuscire ad ascoltare il nostro avvocato interiore e riposare su di lui. È molto bello. C’è bellezza in questo sentimento.
Quando si dispera di raggiungere l’obiettivo, quando non ce la si fa proprio più, quando ci si sente deboli e oppressi dai nostri fallimenti, ascoltare il Paraclito illumina la coscienza, restituisce la pace, dona il coraggio di continuare a camminare nella “verità”. Spezza le catene.
Al contrario, quando la vita è troppo pesante da sopportare, si insinua la sensazione che Dio stesso sia un accusatore, che voglia farci del male, come se ci inseguisse o controllasse, quasi a prendersi gioco di noi.
Nelle avversità possiamo essere ingannati dall’immagine di un Dio avverso. Giobbe ne è l’esempio, quando al capitolo 16, nella sua notte oscura, dice: "Dio mi consegna come preda all'empio, e mi getta nelle mani dei malvagi. Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha rovinato, mi ha afferrato per il collo e mi ha stritolato; ha fatto di me il suo bersaglio.”
Ad un certo punto, però, Giobbe fa appello a Dio, contro Dio stesso, percependo un Difensore celeste che abbatterà tutte le sue rappresentazioni negative di Dio: "Ma ecco, fin d'ora il mio testimone è nei cieli, il mio mallevadore è lassù; miei avvocati presso Dio sono i miei lamenti, mentre davanti a lui sparge lacrime il mio occhio, perché difenda l'uomo davanti a Dio, come un mortale fa con un suo amico”. È l'inizio del risveglio.
Il Paraclito, l’avvocato interiore promesso dal Cristo, consente la difesa delle difese, quella che sbriciola le rappresentazioni di un Dio accusatore e distruttivo.
La venuta del Paraclito, non significa che noi non commetteremo più errori o che non li abbiamo mai commessi veramente, è la certezza che in ogni momento siamo in grado di aderire alla nostra verità ultima. Nessun crimine efferato, nessuna accusa, nessuna condanna possono toglierci la nostra essenziale natura di figli di Dio, nati per amare. Possiamo sbagliare, anche gravemente, ma in ogni momento possiamo essere liberati dalle catene, possiamo alzarci e muovere il primo passo sulla via della verità e della vita.
Ti auguro e mi auguro di ritrovare ad ogni istante questa certezza, questa pace, che è donata ad una sola condizione: “Amatevi gli uni gli altri. Dall’amore gli uni per gli altri, tutti riconosceranno che voi siete miei discepoli”.
Se Gesù è il Paraclito e lo spirito è un nuovo Paraclito…non c’è due senza tre…allora, io per chi o per che cosa sono “ad-vocatus”?

