
Effetti moltiplicatori
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla,
sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Matteo 14, 13-21 - Domenica, 2 agosto 2020.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci è un racconto molto famoso.
I quattro evangelisti vi insistono in modo particolare, ciascuno a modo suo, ma unanimemente, a dimostrazione dell'importanza che la Chiesa primitiva ha attribuito a questo evento.
Pochi temi sono così evocativi di immagini e pensieri più di questo.
L’alleanza con il Signore si rinnova in continuità con la precedente: anche qui, come ai tempi di Mosè, c’è un luogo deserto, un popolo in attesa e pance affamate che non si accontenteranno solo della manna.
Il capitolo 14 di Matteo è un capolavoro a sé, un racconto preciso, che distilla informazioni preziose sull'opera, sulla persona e sulla natura di Gesù.
Vi leggo una dialettica sottile tra gli atti potenti, i miracoli di Gesù, e l'opacizzazione volontaria della sua divinità; tra l'incomprensione dei discepoli e l’invito ad agire che Gesù impone loro; tra la preoccupazione del non avere abbastanza da dare che fa allontanare e sfuggire l’altro e la compassione che spinge a dire e a nutrire; tra il desiderio di dire basta e quello di continuare; tra il passato, quello dei Padri di Israele, e il tempo a venire, quello della Passione e della Croce.
Passato e futuro si combinano nell’oggi di un miracolo, nell'oggi di una presenza che sconvolge, nell'oggi di una Parola che trasforma radicalmente tutto.
Il Vangelo di questa domenica è un specie di fuoco pirotecnico, che proietta in un’altra dimensione, quella spirituale, divenuta quasi palpabile, da dove può evolversi un percorso anticipatore.
Una folla, 4000 o 5000 uomini, bambini che gridano e, insieme, il silenzio di un luogo deserto, l'ora crepuscolare, e un ragazzino, con i suoi 5 pani d'orzo e alcuni pesci in fondo a un cesto di vimini. Poi: ceste piene fino all'orlo, grappoli di umanità sazia; e conciliaboli; e domande; e discepoli sopraffatti dagli atti e forse ancora di più dalle parole del Maestro, che li spogliano delle loro misere ragioni.
Ascoltavo giorni fa una signora; mi raccontava delle "sue" madri, delle ragazze madri, senza un lavoro, senza casa, senza denaro, persone lasciate andare, abbandonate senza sostegno.
Mi descriveva la delusione di queste persone, che troppo spesso si sono ritrovate costrette a dare molto più di quello che hanno ricevuto.
Questa signora mi ricordava l'effetto moltiplicatore delle situazioni disumane, quando la povertà si aggiunge alla miseria, e i bambini non amati, di cui ci si libera, generano altri figli non amati.
Allo stesso tempo, questa signora mi ha ricordato che può accadere anche il contrario: qualcuno si preoccupa, si interessa di ciò che accade, della sofferenza; allora anche questo "curarsi di loro" ha un effetto moltiplicatore.
Siamo già dentro il vangelo di questa domenica.
Conosciamo la storia a memoria: Gesù ha bisogno di “prendere le distanze” da tutto, dopo aver appreso della morte di Giovanni Battista, e probabilmente sa che qualcosa del genere accadrà anche a lui.
Si allontana anche fisicamente dall’effetto moltiplicatore della violenza, davanti alla palese ingiustizia e alla eclatante brutalità di Erode.
Le persone che lo seguono, però, riescono a trovarlo e la sua reazione è d’immensa compassione, specialmente per i malati.
I discepoli, finora non coinvolti, esprimono senza mezzi termini il desiderio di rimandare a casa queste persone, ma Gesù li interpella; è come se dicesse: "Ma sta a voi nutrirli, avete tutto il necessario per farlo".
Conosciamo il seguito: cinquemila persone saranno saziate e ci sarà abbondanza anche di resto.
Matteo narra questo miracolo nel contesto della morte e risurrezione di Gesù, e quindi della sua assenza. Matteo sa, che spetta a lui e a tutti i cristiani continuare l’opera di misericordia del Maestro.
Se crederà, se crederanno, le loro mani continueranno ad agire come quelle di Gesù. Anche il loro operato avrà effetti moltiplicatori.
Siamo abituati a considerare meravigliosa questa storia della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma il meraviglioso forse non è dove pensiamo; prima di tutto risiede nel cuore che si muove a compassione, nella fede che com-muove e fa agire.
Gesù è capace di commuoversi, è vulnerabile di fronte alla sofferenza, si lascia muovere, diventa permeabile alla vita, lui che è il Dio vivente, diventa nutrimento abbondante per chi è a metà tra la vita e la morte; senza questa capacità di commuoversi, senza questa vulnerabilità, non ci sarebbe mai stata una moltiplicazione dei pani. Senza questa vulnerabilità, tanta carità non esisterebbe e neanche gruppi di volontariato e solidarietà; non esisterebbe tanta vita, anche se apparentemente con poco da offrire.
Quando ciò di cui gli altri hanno bisogno sembra troppo grande, quello che diamo agli altri ha sempre un effetto moltiplicatore, perché attraverso le nostre mani, Qualcun altro distribuisce vita.
La celebrazione eucaristica è troppo spesso ridotta a un rito insipido.
Tuttavia, la storia di oggi ci ricorda che dovrebbe essere il luogo della vita e della vulnerabilità di fronte a tanti volti dell’Altro.
Spezzare il pane dovrebbe muovere all'azione: quell'azione, avrà un effetto moltiplicatore, perché Qualcuno agisce attraverso di noi, se solo ci lasciamo com-muovere e muovere.

