
Non praevalebunt
E voi, chi dite che io sia?
Matteo 16, 13-20 - Domenica, 23 agosto 2020.
Da che parte stare? Solo Pietro ha le chiavi?
Tanto per cominciare possiamo chiederci se era così importante sapere chi fosse esattamente Gesù; in fondo, se parliamo di relazione personale, ci sono tanti Gesù quanti sono i cristiani.
Tuttavia, Gesù pone una domanda precisa: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?»
Ciò che colpisce sempre è la varietà di opinioni che circolano sul figlio dell’uomo, ma questa molteplicità ha ancora un’unità tipicamente ebraica e biblica: tutti pensano che potrebbe ben essere un messaggero di Dio, a memoria e/o compimento degli interventi divini nel passato, ma è anche vero che quando ci si aggrappa al passato, si vela il presente e il futuro.
Certamente, Gesù si definisce figlio dell'uomo, e non potrebbe essere diversamente; il termine, nella cultura ebraica, si riferisce ad ogni uomo (cfr Daniele 7 e il libro di Ezechiele).
Curiosamente, Gesù non si pronuncia a proposito delle opinioni che circolano su di Lui, sembra piuttosto che si concentri sulla possibile risposta alla domanda seguente:
«Voi chi dite che io sia?»
La domanda, senza mezzi termini, è posta ai discepoli. E naturalmente Pietro è il primo a rispondere: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” Tutto d’un fiato, Pietro proclama sia la messianicità di Gesù che la sua divinità.
Non è poco.
“Figlio del Dio vivente” si riferisce sia all’origine che alla natura della persona di Gesù: è da Dio ed è Dio. Questo “riconoscimento” da parte di Pietro non sarà senza conseguenze. Gesù dichiara Pietro beato, perché ha ricevuto una rivelazione divina; per questo motivo è davvero sulla persona di Pietro che Gesù costruirà la sua chiesa. È importante rammentare che su Pietro il Cristo costruisce la Sua Chiesa, perché Pietro...è solido come una roccia, ma è il Cristo che mantiene l’iniziativa e l’autorità sulla costruzione; è il Cristo che costruisce, non Pietro, che da solo sarebbe roccia assai friabile. Il Cristo non delega; annuncia e promette la propria attività sulla persona di Pietro.
A proposito poi del senso delle famose chiavi di Pietro, bisogna dire che nell’Antico Testamento e nel giudaismo, le chiavi non erano collegate in alcun modo ad una presunta funzione di “portiere del Regno”, né di “maestro spirituale” e neanche di “guaritore” dai poteri esoterici.
Le chiavi sono piuttosto il simbolo di un’autorizzazione ricevuta, indicata con i verbi “legare” e “sciogliere”. Questa autorizzazione è basata sul riconoscimento di Colui che ha dato un insegnamento: quello contenuto nei vangeli. Altro, non c’è; la costruzione della chiesa dipende dall’importanza dell’identità di Gesù e dalla nostra capacità di continuare a riconoscerlo.
Credere vorrà dire abbandonare ogni idolo.
La domanda “E voi chi dite che io sia” non è questione di teologia sussidiaria, è la chiave che Gesù porge sempre ad ogni discepolo; dalla nostra risposta e dalla solidità della nostra affermazione, dipenderà tutto il resto: il nostro rapporto con gli altri, la qualità delle nostre aspettative, la tipologia delle nostre speranze, il senso dei nostri desideri e in ultimo il significato attribuito da ciascuno alla propria vita.
La ricchezza di questo approccio consiste, tra l’altro, nella possibilità di accogliere tutti e ciascuno, comprese le persone che non si sentono pronte ad aderire ad una confessione di fede.
Possiamo paragonare la situazione di questi ultimi alle varie opinioni corrispondenti alla prima domanda di Gesù, che potremmo riformulare così: La gente, mediamente, chi pensa che sia il figlio dell’uomo? La “gente” è la nostra moltitudine, con le sue molteplici risposte ed opinioni, attorno alle quali Gesù non pronuncia commento, né rimprovero, né lode. La questione vera è personale:
Voi, chi dite che io sia?
Gli altri discepoli riceveranno lo stesso dono di Pietro, solo un po’ più tardi, nel momento in cui avranno riconosciuto in Gesù il Figlio del Dio vivente.
Né la carne né il sangue ce lo rivelano, ma il Padre che sta nei cieli: si riconosce in Gesù il Cristo, figlio del Dio vivente solo in un modo: per “dono”, un “per-dono” eminente, un dono di Dio.
Un dono che rende beati, come i beati del discorso della montagna, per loro le porte degli inferi non praevalebunt: qualcuno le ha aperte, ha sciolto i legacci e ha liberato dalle catene, per rinsaldare il legame con la vita … che si era spezzato.
In copertina: Sandro Botticelli, La mappa dell'inferno, (1480/1490).
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