Skip to main content

Me stesso e te stesso

| Enzo O. Verzeletti


Ama il prossimo tuo come te stesso.
Matteo 22, 34-40. - Domenica, 25 ottobre 2020.

Queste parole sono forse le più note di tutte quelle riportate nei Vangeli, ma anche le più difficili da mettere in pratica. Anzi possono risultare inquietanti all’ascolto, se profferite tanto da chi pensa di sapere cosa sia "l'amore", quanto da chi se lo immagina soltanto.
Risultano inquietanti all’ascolto per chi vorrebbe essere capace di amare, ma non sa come fare, non essendo neanche tanto sicuro di sapere cosa significhi "amare se stesso".
In effetti, chi può davvero amare se stesso, se non viene prima amato da un altro?
Pare, lo dicono pure pedagogisti e psicologi, che l’unico modo per essere veramente capaci di amare, sia l’aver sperimentato ciò che voglia dire essere amati fin da bambini.
Sosteneva una opinione simile, anche il buon Dante nel V canto dell’ “Inferno”, descrivendo il disastro prodotto da un amore circoscritto dentro la passione di una coppia … “irregolare” quali a lui apparivano, cristianamente parlando, Paolo e Francesca: “Amor ch'a nullo amato, amar perdona”. In altri termini l’amore, quando si scatena, rende impossibile non riamare chi ci ama.
A voler distinguere, si dice, quello era amore/passione = disastro assoluto, apportatore di sofferenze, ben diverso dall’ “Amore”. Allora non si capisce neanche come l’amore, sogno di ogni coppia, possa essere anche “Amore”, in mezzo a tante evidenti difficoltà quotidiane. E siamo al punto di prima: come si fa ad amare se è una cosa così complicata?

Coloro che vogliono essere amati con un amore potente, intimo e personale e, allo stesso tempo, riconoscono di non saper amare con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutto lo spirito né Dio - conosciuto o sconosciuto - né tutti quelli che incontrano, sostengono che l’Amore ( a questo termine in genere viene applicato l’attributo “vero”, che presumibilmente lo distinguerebbe da un altro dato senza attributo, ma implicitamente falso) non può che giungere da un Al-di-là del mondo con tutte le sue sofisticherie. Costoro in genere sono anche gli stessi che si autoaccusano sempre di non amare abbastanza, non come bisognerebbe.

Poi ci sono “gli altri”, i più numerosi, ai quali si rivolge il comando, quelli che amano solo se stessi e non il prossimo; questo prossimo per loro non esiste proprio, nel senso che o non lo vedono o agiscono come se il prossimo non fosse.
Sono quelli che, qualsiasi cosa dicano, sembrano sempre sottendere una richiesta: “Parlami di me!”, perché solo questo li interessa, li stimola e li sprona a ciò che considerano il dialogo o il confronto, ma più facilmente si riduce al soliloquio o al monologo di un sordo.
Sembrano sempre dire: guarda come sono bravo! Come sono intelligente! Come sono buono! Come faccio sempre tutto il possibile! Non lo pensi anche tu? Non ho ragione forse?
Queste persone amano i loro simili solo per il beneficio che possono ottenerne, ovvero nella misura in cui gli altri possono aiutarli a perfezionare e rinsaldare la bella immagine che desiderano dare e avere di loro stessi.
Ecco è proprio qui che il comando "ama il prossimo tuo come te stesso" assume il suo pieno significato, come modo per dire loro: "Guardati intorno, ci sono altri “te stesso” in giro! Non solo il tuo!"
Per questo tipo di persone, che non riescono a trovare altro complemento oggetto che loro stessi al verbo amare (che è transitivo!) ci fu bisogno anche di prescrivere non disprezzerai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco... (Levitico 19,14); fino al loro ultimo giorno, non si decideranno ad amare gli altri e Dio con tutto il loro cuore, tutta la loro anima e tutto il loro spirito come amano loro stessi, ma è comunque bene ricordare a tutti noi ripetutamente che quell'amore arriva a questo prezzo e non c'è altra felicità in questo mondo se non questa. Veramente!
Gli altri sono altri se stessi nel mondo, vivono come noi, soffrono come noi, amano o non amano come noi, e Dio è in loro come in noi stessi.

NB: in copertina Il buon samaritano, Luigi Rubio.