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Chiamate

| Enzo O. Verzeletti


«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al vangelo»
Marco 1,14-20 - Domenica, 24 gennaio 2021 - Anno B.

Quando gli storici cercano di far luce sul cammino di Gesù di Nazaret, arrivano alla conclusione che suo cugino, Giovanni Battista, ebbe un ruolo decisivo nel guidarlo verso la scoperta della propria vocazione: fu Giovanni a “svegliarlo”, con la sua predicazione, al sogno di una nuova umanità, simboleggiato dal battesimo nelle acque del Giordano.
Gesù pare fosse, inizialmente, un discepolo del Battista come lo erano Andrea e Simone; il vangelo di oggi afferma che l'arresto di Giovanni, una vera catastrofe, lo porterà a volare con le sue proprie ali, a camminare sulle proprie gambe, ad assumere il ruolo di guida e maestro; il pesante lutto, la perdita del cugino, imprime una nuova svolta alla sua vocazione.
Gesù sente profondamente dentro di sé la chiamata ad un compito, e questa chiamata verrà vissuta e prenderà forma attraverso gli eventi successivi.
Si potrebbe parlare nello stesso modo per ciascuno di noi.
Cosa unifica una vita e le dà una direzione?
Cosa tesse la trama della vita, qual è la più importante tra le tante cose che potremmo decidere di dire e fare? Quali sono le priorità? Quale sogno abita i nostri desideri e sogni?
Se si riesce a rispondere a queste domande, è perché in qualche modo, si è trovata la “vocazione”. Tuttavia, la risposta data oggi potrebbe non essere la risposta che si fornirà domani: capita di accorgersi che alcune risposte date in passato non siano le stesse che si darebbero oggi.

Cos'è esattamente la chiamata?
C'è una parte molto soggettiva che la determina.
Per esempio, nel racconto evangelico del povero e del ricco epulone, quest'ultimo non ha mai visto o non ha mai voluto vedere il mendicante malandato, alla porta del suo palazzo; di conseguenza il ricco epulone non si è mai sentito "chiamato" a nulla nei confronti del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). 
Gesù, qui, parte per le strade della Galilea e inizia a “chiamare” le persone, le invita a seguirlo, animato dal desiderio di trasformare l’umanità nel segno del Padre; crede fermamente che il Padre lo accompagnerà sempre.
È praticamente lo stesso per tutti noi: se metto lo stesso sguardo di Gesù sugli appelli lanciati dalle situazioni della mia vita, allora, intraprendo la stessa avventura che Lui ha intrapreso.
Dopo, posso vincere tutte le mie paure.

Le chiamate non sono tutte dello stesso livello.
C'è differenza tra rispondere alla chiamata di un vicino o di un amico durante un trasloco, e quella suscitata dall'amore che porta una coppia ad unirsi.
Andrea, Simone, Giacomo e Giovanni lasciarono il loro lavoro e le loro famiglie per seguire Gesù.
Il fatto che non abbiano esitato un momento illustra non solo quanto credessero nell'importanza di questa chiamata, ma quale certezza avessero di poter contare sul sostegno di Dio.
Tutto sta nel modo in cui guardiamo alle persone e alle situazioni del mondo.

Per esempio, gli ultimi mesi, un anno ormai, sono stati segnati da continui bollettini di contagi e decessi; durante tutta questa emergenza pandemica alcuni si sono alzati, perché si sono sentiti chiamati a farlo; probabilmente non conosceremo mai tutti i loro nomi, eppure costoro hanno preso la stessa strada di Gesù, Come? Alzandosi, mettendosi su un percorso per accompagnare, sostenere, esserci fianco a fianco - in cammino - … seguendo l’umanità.

Una delle particolarità del vangelo di Marco è la rapidità del racconto che connette le parole con le azioni del Cristo.
Il testo di questa domenica è basato su due eventi: l’inizio della predicazione di Gesù e la chiamata dei primi discepoli.
Sembra un “subito detto” e un “subito fatto”: riassunto di un passaggio fondamentale!
“Subito” si trova quarantuno volte in tutto il vangelo di Marco, e dice sia la velocità delle parole che delle azioni: subito detto, subito fatto, o, - ancora meglio - subito fatto, subito detto.
Un profeta se n'è andato, un altro viene, la cui parola è ancora più potente, la cui predicazione è ancora più forte. Se Giovanni Battista ha inscritto il suo messaggio sotto il segno della preparazione e dell'attesa, Gesù proclama l’ora, il subito, il compimento, l’eternità del tempo.

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo: quattro elementi, due affermazioni e due inviti:
Prima affermazione: il tempo è compiuto.
È il kairos, non un tempo qualsiasi, si tratta del tempo giusto, di quel momento particolare, favorevole all'azione trasformatrice di Dio. Spesso preferiamo l'incertezza che tiene aperte tutte le possibilità o la routineche - non a caso - accompagna e illude. Questa prima affermazione dice semplicemente che la nostra storia, e dentro questa storia le nostre esistenze personali, non sono lasciate al caso cronologico, ma esposte all'irruzione di Dio che ne dà la cifra e il senso.

Seconda affermazione: il regno di Dio è vicino.
Quello che fa irruzione in questo tempo non è altro che il regno di Dio. Non si tratta di dominazione tirannica, né di dissolvenza da effetti speciali; in ogni caso nulla che imprigioni il libero arbitrio. “Soltanto” un evento veramente buono, favorevole, apportatore di gioia, quello celebrato a Natale: Dio, nella sua bontà, ha mosso i primi passi verso di noi. Il cosiddetto “tempo ordinario” dell’anno liturgico, non toglie nulla all’eternità della vicinanza del regno di Dio.

Primo invito: convertitevi.
Una chiamata che accarezza tutti...e contropelo … Il più pio dirà che non sta a noi convertirci e che solo lo Spirito di Dio ha il potere di trasformare i nostri cuori di pietra in cuori di carne. Va bene!
Ciò che sta accadendo qui però è l'urgenza della trascrizione pratica di ciò che si sa.
Certamente, è la bontà di Dio che tocca e spinge alla conversione; il che significa che né le nostre paure, né le circostanze della vita possono rendere le nostre esperienze spirituali estremamente zelanti! Significa, in ultima istanza, che resta in mano a ciascuno di noi cambiare il proprio modo di pensare, di vedere il mondo, di viverlo, di accettare di essere sconvolti - e trasformati – dall’intervento di Dio.

Secondo invito: credete al vangelo.
Cosa rende questo annuncio del tempo compiuto, del regno inaugurato e della chiamata alla conversione una “buona notizia”: credete alla buona novella?
Eccola, la rapidità! Ecco il “subito”!
Se la notizia è buona - e sappiamo che lo è dalla nostra personale esperienza - certamente è indispensabile “far presto”, “essere rapidi”, perché Dio irrompe nel nostro tempo con tutta la sollecitudine e premura amorosa del suo potere trasformante!
“Troppo bello e sicuramente utopico” qualcuno mi dirà.
È proprio qui, rispondo, che siamo chiamati; è proprio questo e non un altro il tempo nel quale siamo invitati a dare la nostra fiducia al messaggio di un Dio diverso da tutti quelli che potremmo o vorremmo immaginare.
Non occorre chiamarlo Caso, o accusarlo di essere un organizzatore che si è ritirato dall’universo, o considerarlo un padre da persuadere o da combattere a seconda delle proprie personali tendenze all’ubbidienza o alla contestazione, oppure considerarlo un’entità infida, che viene a rivoluzionare le nostre vite in peggio per invitarci a sopportarle in attesa di futuri e nebulosi tempi migliori.
Il Dio in cui credo si rivela nella vicinanza, nella sollecitudine, nella parola e nei gesti trasformatori di una persona che ha vissuto come noi su questa terra: Gesù di Nazaret.

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