L'amicizia ai tempi del buzz
Ieri l’amicizia evocava l’immagine di un legame ideale, profondo, di natura affettiva, intellettuale, spirituale tra personaggi chemettevano in comune idee, modi di sentire, progetti.
Si pensi agli archetipi mitologici (Achille e Patroclo), o ai personaggi biblici (Davide e Jonathan) o anche agli scritti sul tema dell'amicizia di Agostino d’Ippona.
Oggi potremmo dire che quest'immagine è rotolata dalle vette innevate al pascolo dei ruminanti, dalla sorgente agli impianti di distribuzione capillare, e indica qualcosa di accessibile da ogni corsia del grande supermercato che ci serve da mondo. Ci è offerta dall’alba al tramonto e viceversa, senza interruzione, 24 ore su 24. Accessorio obbligato: apps di serie su tutti i “dispositivi”.
L’amicizia è ciò che promettono i social networks, le serie televisive, ma anche il vicinato responsabile, il turismo alternativo (quello che include l’incontro con gli autoctoni), la macchina del caffè in ufficio (quella con le “cialde”).
L’amicizia, simulacro di complicità meravigliosamente ritagliato dall’informalità dei nuovi rapporti commerciali, è sempre più uberizzata, on demand. Si può affittare una macchina su car sharing, scambiare una casa su LoveHomeSwaps, iscriversi a Groupon, il tutto tra compagni e amici rigorasamente sconosciuti.
Il buzz[1] neoliberale, questo ronzio così evidente e pervasivo, la propone ovunque: è il vero tesoro, la vera punta di diamante del neoliberismo economico.
È il prodotto più concorrenziale e più redditizio: per vendere, oggi più che mai, c’è bisogno di offrire, un “calore connettivo”, una complicità ingannevole e fallacemente benevola.
L’amicizia dei tempi del buzz è indispensabile alla società spettacolare del narcisismo terminale, è anche “decorativa”, abbrevia i tempi: non occorre più la pacca sulla spalla, la stretta di mano, l’abbraccio e neanche l’idea di un nemico.
Cancella l’evidenza della violenza sistemica.
Nel regno degli umori mutanti, la buzz-amicizia è il solo umore costante e reca con sé il vantaggio di lubrificare anche i rapporti commerciali.
L’economia d’impresa ha deciso di ungere la gestione della mano d’opera con qualche goccia di amicizia, versata a ritmo costante.
Si formattano i lavoratori e i rapporti salariali. Nel contesto ostile si cerca “una soluzione condivisa”, ovvero un compromesso in nome di un interesse (supposto) comune, che liquidi il sinistro.
Non va così solo il tran-tran delle retromarce sindacali e delle concessioni (obbligatorie) alla flessibilità/sicurezza del mercato del lavoro, ma prospera in controcanto l’illusione di una comunione di interessi tra “partners” sociali. Proliferano le voci dei piani “sociali” - e inimicali - in nome del coro della community. Non si percepisce più la separazione dai propri simili se si contano centinaia di amici su facebook o molte decine di followers e si condividono "paginate" di ricordi, fotografie e istanti carichi di emozione.
La buzz-amicizia dissimula e camuffa la dissoluzione dei legami collettivi nell’anomia generale, fino a capovolgere l’immagine autentica e a tramutarla artificiosamente nel suo contrario: l’espropriazione si traveste in condivisione, l’individualismo in comunità, la rivalità principale in affinità di principio.
La buzz-amicizia ricopre le nostre vite di una fine pellicola atmosferica, di una polvere sottile. Avvolge come il domopak un racconto di sé obbligatorio, dalla auto-finzione letteraria alla tele-realtà.
Se fu possibile l’amore al tempo del colera, sarà ancora possibile l’amicizia al tempo del buzz?
17 marzo 2017
[1] Il buzz-marketing, detto anche marketing non convenzionale è quell'insieme di strategie di mercato finalizzate ad aumentare la quantità delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio per aumentarne la notorietà e la buona reputazione.
