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L'altalena

| Enzo O. Verzeletti


Tornano velocemente da destra i vecchi temi della patria, dello stato nazione, del paradiso nazionale, del “prima noi” della razza nazionale, e del “dopo loro” del campo migranti ad alto contenuto di concentrazione; proiettati in alto a sinistra ridiscendono accelerate le differenziazioni tra migranti economici e migranti politici, trascolorando in un indistinto “aiutiamoli a casa loro”.

Non si ferma l'altalena perché non c’è alcuno che ha interesse a fermarla. Bisognerebbe porsi il problema della giustizia. E come potremmo permetterci di farlo? Pagare un giusto prezzo le materie prime e la manodopera dai paesi da cui importiamo? O forse dai paesi dove si è voluta esportare la democrazia con bombe, militari e droni?

Non si ferma l'altalena. Torna la guerra fredda, la recessione, la colonia e i controlli di una nuova inquisizione: la sicurezza.

Idee apparentemente contraddittorie diventano complementari, si stravolge di volta in volta il senso delle parole in base alla prospettiva politica; coerenti incoerenze vanno a braccetto nel movimento hip-hop dei nostri giorni.

Sull’altena vanno le promesse di un welfare “amico”, di giustizia sociale e di politiche dell’inclusione. Vanno e vengono i trucchi retorici e formali, i discorsi intrisi di nazionalismo, nativismo e populismo, l’ostentazione di pubbliche virtù e malefatte private derubricate a scappatelle – liquidate come irrilevanti – che rendono la democrazia e lo stato di diritto un guscio vuoto.

Vanno e vengono ripetendosi in velocità. Una vera altalena di concetti.

Siamo entrati ora nella fase della confluenza degli opposti estremismi. Subdolamente si suggerisce al popolo, e proprio di più e meglio a chi meno è  responsabile del danno arrecato – e meno è attrezzato per la comprensione delle strategie economiche, politiche e militari – che esiste un nuovo nemico: il migrante, quello raccattato dalle navi.
Si ripropone l’antica suddivisione fra due popoli, uno buono – “noi”, quelli bravi , vilipesi e sfruttati, derubati del lavoro e del pane guadagnato onestamente – e “loro”, quelli ignavi e pigri che vengono in crociera di lusso (non su gommoni dove trovano la morte) verso l’Europa, dove vivono, le oneste e benestanti formichine, guidate da governi che vendono armi, consentendo ad un esiguo manipolo di uomini di accumulare immensi profitti.

Ma chi ha venduto armi, portato guerra e sfruttato materie prime e forza lavoro, non sente per caso l’obbligo morale di accogliere chi è stato defraudato della terra, della pace, della famiglia e delle risorse naturali? In ultima analisi della vita?

Bisognerà rendersi conto, e tutti lo dovranno fare prima o poi, – magari prima che anche questa meravigliosa Europa crolli nel suo miope sogno – che se si tiene in vita un sistema del genere, poi bisogna anche accettarne l’ovvia conseguenza: la mescolanza dei popoli.

Ci sono in giro per il mondo 65,9 milioni di profughi[1], senza alcun diritto.
Aspettiamo che esplodano nuovi conflitti in un immediato futuro?
L’esperienza dell’Isis non avrà insegnato nulla?
Abbiamo proprio bisogno di altre guerre per mandare avanti ciecamente il sistema?

Si assiste non solo ad un restringimento dello spazio politico dove soggetti molto diversi si ritrovano schiacciati all’interno di macro-categorie (centrodestra e centrosinistra) affollate come un autobus all’ora di punta; si assiste anche al restringimento dello spazio mentale collettivo, carente della capacità di immaginare soluzioni nuove di ampio respiro.

Da tempo ci si è abituati a fare i conti con opzioni molto meno che perfette e a votare per “il male minore”. Solo che, per motivi misteriosi, ormai questo male minore è impotente a trovare soluzioni e a creare o rinnovare sistemi ormai obsoleti.

Si alzano muri e s’intensificano i controlli, depauperando e cancellando quel principio democratico che solo 28 anni fa si celebrava con commozione, mentre si abbatteva il muro di Berlino, costruito anche quello sulla sofferenza, appunto, di un popolo diviso.

Possiamo ancora permetterci il lusso di parlare di Nazioni e di Patrie?
Il Mondo è la casa e l’orizzonte.

[1] http://www.unhcr.org/news/press/2017/6/5943ec594/war-violence-persecution-push-displacement-new-unprecedented-high.html