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Algoritmi

| Enzo O. Verzeletti


Esiste la possibilità di sequenziare il dna, di manipolare la struttura genetica, di modificare intenzionalmente i cicli ormonali, di alterare i processi riproduttivi, di adoperare tecnologie nucleari. Perché mai ci si dovrebbe stupire dei miracoli del food tech [1]?
Il campo è aperto, il campo è libero. Libero alle macchine, alle tecnologie di produzione, agli algoritmi. Ai numeri, per ridurre i costi e incrementare gli utili.

Mio padre era un agricoltore.

Me lo immagino e me lo ricordo benissimo quando con il sole in fronte, una canzone in gola, le mani forti, in questa stagione, preparava i suoi campi per la semina del mais o, assorto, guardava crescere il grano, e mi chiedo cosa avrebbe fatto oggi con la sua sapienza, intelligenza ed esperienza.

Forse con mio padre sono morti anche i contadini e gli agricoltori.
La specie si è evoluta: sono nati gli “imprenditori agricoli” e gli “operatori del comparto”…

In compenso il tablet o il palmare ci diranno come e quando fare ciò che desideriamo fare. Non è più indispensabile avere sapienza, intelligenza ed esperienza, le competenze dell’agricoltore di una volta: le hanno altri, probabilmente anche in modalità più precisa, supportata da ricerca scientifica. Bisogna solo imparare a procurarsi il software adatto per applicare queste conoscenze, scaricando l’app giusta.

La soluzione che andiamo cercando ci viene regalata come equazione finale e non come elaborazione esperienziale.
Sarà certamente più conveniente in termini di resa economica.
Mi chiedo però: come guardiamo il mondo e ce lo rappresentiamo?
Attraverso l’algoritmo che dice l’ora del diserbante e del pesticida?
Il rischio che si corre è la diminuzione del proprio sapere e la delega ad altri di ciò che si vuole realmente raggiungere, in nome della crescita della produzione, mediata oggi dai proprietari degli algoritmi del sapere.

L’occhio, l’intelligenza, la mano e il cuore, una volta pre-occupati di guardare, conoscere, coltivare e curare, sono oggi occupati a cercare di comprendere le strategie che rendono l’uomo più competitivo; intento a ricercare il “campo”, sempre connesso al wifi, ma sempre più estraneo alla logica della relazione. Ovvero disconnesso dalla terra. E dal cielo. Perdente.
Perdente la capacità tutta umana (pratica e relazionale) di trasformare il grano, la vite e gli ulivi in pane, vino e olio per sé e per gli altri.

 

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[1] Ad esempio si veda l’articolo sul Sole 24 Ore del 06/03/2017: “Grazie ad un algoritmo agronomico […] riusciamo a consigliare ai produttori di olio la migliore azione da fare nel momento ideale e il risultato finale è una riduzione dei costi e un incremento della produzione”. Cfr: http://www.ilsole24ore.com/art/food/2017-03-06/la-startup-salva-ulivi-piu-raccolto-e-meno-costi-grazie-algoritmi-e-wi-fi--103825.shtml?uuid=AEXrrai