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Homo digitalis

| Enzo O. Verzeletti


“Mi piace” la tecnologia. Le invenzioni mi incuriosiscono sempre.

Le applicazioni a volte mi spiazzano.
Leggo in rete: Tecnologia mobile: un’opportunità per l’azienda, per il business e per i dipendenti[1] e l’articolo recita: “La tecnologia mobile in azienda consente ai dipendenti di lavorare anche da remoto e ne aumenta la produttività: la mobilità, nell’ottica di una piattaforma di collaborazione, aumenta infatti il tasso di coinvolgimento professionale e la fidelizzazione verso l’azienda”.

Lavorare da remoto: in un batter di ciglia può sparire quella che per secoli è stata chiamata “gerarchia prossimale”, e al contempo come in un gioco di prestigio può scomparire anche la relazione tra colleghi.
Sembrerebbe un ritorno in auge del “cottimo”, oggi trasformatosi in “gig economy” , nell’economia della performance lavorativa. Si viene retribuiti non tanto in base al tempo effettivamente impiegato sul lavoro, quanto piuttosto per l’efficienza nel produrre risultati.
Esistono le piattaforme di collaborazione, sulle quali ad essere connessi ­– in relazione – non sono più delle persone, ma dei dispositivi elettronici.
Posso procedere più rapidamente, posso lavorare ovunque nel mondo e, se sono molto bravo ed organizzato, posso teoricamente anche ridurre il tempo dedicato al lavoro.
In questo modo divento un lavoratore “flessibile”: le distanze si annullano, i tempi si accorciano, la mobilità aumenta.

Lavorare da remoto. Una vera rivoluzione! Cambia la gestione degli spazi e dei tempi. Non cartellini da strisciare e tanto meno sirene che segnalino l’inizio o la fine della giornata lavorativa.

Chi sa veramente dove sta il capo di tutto questo groviglio di fili e reti di connessione?
Chi gestisce la tecnologia? Chi sono i veri padroni della piattaforma?
In compenso il controllo e la valutazione del lavoro dipendono da criteri informatici considerati sempre più oggettivi.

È in evoluzione una nuova classe di lavoratori, apparentemente più liberi, fidelizzati e coinvolti, che per essere competitivi sul mercato del lavoro produrranno sempre meglio, e paradossalmente sempre di più e sempre in minor tempo. In altri termini potrebbero lavorare tutto il giorno tutti i giorni, reperibili 24 ore su 24, vittime del sistema e di se stessi.

Ma la prossimità dell’essere in rete crea anche una “distanza tecnologica” tra chi sa usare e possiede la tecnologia e chi non sa o non può farlo.

Circa la fidelizzazione, mi è evidente che questo lavoro da remoto, tecnologia del bracciale elettronico - collare? ceppo? catena? - richiami al presente anche un passato “remoto”.

Gli uomini, animali politici e sociali, come Aristotele prima e Seneca più tardi ci hanno insegnato, sono forse destinati a mutare in animali digitali, privi del tempo dell’incontro, della riflessione, dell’amore, del gioco con una prospettiva di azzeramento del cammino di emancipazione?
Non posso crederlo, eppure il rischio è grande.

[1] https://www.digital4.biz/white-paper/tecnologia-mobile-un-opportunita-per-l-azienda-per-il-business-e-per-i-dipendenti_43672159873.htm?utm_campaign=Lead&utm_source=mobility_308&utm_medium=pulsante#occhiello