Dubbi e risposte
Chi guida i gruppi umani, da qualsiasi prospettiva politica osservi il mondo, in genere s’impegna a rassicurare il proprio paese, gruppo, partito, associazione, presentando soluzioni tese ad evitare dubbi e domande: "Questions? We have the answer!", leggevo da qualche parte poco tempo fa.
Probabilmente chi sostiene questo crede che i dubbi e le domande abbiano un effetto negativo sull’agire collaborativo altrui in vista dei propri fini, ma questo metodo spesso non funziona e, in genere, non è utile al buon funzionamento del gruppo.
In particolare quando nell’articolazione delle proposte e nelle dichiarazioni di principio chi ascolta percepisce verità non dette, bugie malcelate o, peggio, menzogne. Balle e tentativi di raggiro normalmente non risultano rassicuranti.
D’altra parte il variegato popolo dei “dubbiosi” affronta ogni giorno migliaia di messaggi dei media, confezionati appositamente per fortificare certezze indiscutibili: messaggi brevi, dal forte impatto emotivo, sorprendenti, immediati, graficamente perfetti, bellissimi.
Si tratta di strumenti pubblicitari, focalizzati da tempo più sul consumatore, che sul prodotto. Il che, evidentemente, rende di più: un consumatore che dubita non è un consumatore, ma, se è convinto del proprio ineludibile bisogno, comprerà!
La politica dei gruppi umani ha imparato ad usare gli stessi strumenti della pubblicità. E il popolo che esercita il dubbio, sia da destra che da sinistra, convinto del diritto/dovere di esprimersi politicamente, spesso dice: “Voto turandomi il naso!” Quindi voterà!
E anche se non votasse, con ciò rinunciando ad uno dei vantaggi della democrazia, è come se avesse votato, dando il suo tacito e preventivo assenso a qualsiasi esito.
In ogni caso, estetica pubblicitaria, campagne politiche e operazioni simili, sono tese a ridurre al silenzio – sterilizzare – la capacità di dubitare.
Ci si può trasformare in gente silenziosa, che supinamente accetta, ingoia, subisce e comincia a credere che cambiare sia impossibile.
Il dubbio diventa un brusio assordante, chiacchiericcio inutile e privo di senso, indeterminato, compagno di sonni agitati della ragione, che, tra speranze disattese e desideri nebulosi, si trasforma in infermità cronica, fragilità che ostacola la capacità di scegliere.
Ci si dimentica che il dubbio non è qualcosa di negativo; può essere vissuto anche come immensa carica di energia. È il motore che anima ogni ricerca, ogni invenzione, e, paradossalmente, anche ogni fede non istituzionalizzata.
Ecco perché dubitare è un bisogno umano così profondo: chi dubita cerca, chiede, pone domande, ascolta per scegliere una risposta.
Poter scegliere la propria risposta è, fra tutte le scelte, la più universale, la più desiderata, la più preziosa.
L’intelligenza consiste nell’accordare prima di tutto a se stessi – e agli altri – abbastanza tempo per poter procedere verso la chiarezza, passo dopo passo, in questo percorso dal dubbio alla domanda, all’attenzione fino alla risposta.
Il leader o qualsiasi altro gruppo che a vario titolo eserciti o gestisca un potere, avendo la presunzione di dispensare indicazioni, progetti, incoraggiamenti e soluzioni, dovrebbe anche avere la bontà di fermarsi, ascoltare e rispondere, sapendo che la scelta dell’altro rarissimamente coinciderà con le proprie aspettative, perché la libertà di scegliere rinvia sempre a qualcos’altro, oltre ciò che si è in grado d’immaginare.
Tale è il risultato del dialogo verso una scelta comune: ascoltando le parole di chi ha dei dubbi e pone domande, e prestando attenzione all’altra persona, il significato delle parole si arricchisce di senso e si può giungere alla soluzione nuova e condivisa.
Le parole sono sempre capaci di introdurci al mistero, di suscitare connessioni positive, evocare ideali, possono ancora vibrare di poesia, e trasformarsi in vita comune, in politica, in cittadinanza consapevole, in fratellanza, in gioia di riconoscersi liberi.
In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.

